Le prime esperienze sentimentali sono molto marcanti. Ai propri figli si augura che esso sia associato a sentimenti di affetto reciproco e fiducia, e che le loro prime esperienze sessuali possano avvenire in un contesto sicuro. Ma cosa succede quando l’esperienza è invece di manipolazione, coercizione e violenza sessualizzata?
In un precedente → contributo del blog, una madre raccontava di come sua figlia Lina sia stata vittima di un ultracinquantenne che si faceva passare per un coetaneo, spacciandosi per un confidente comprensivo ma allo scopo di abusare sessualmente di lei.
Come spiega Ilka Mathis del consultorio zurighese Kokon, non si tratta di un caso isolato: «Il cybergrooming è un tema ricorrente nella quotidianità del nostro lavoro di consulenza». Esso senza contare il numero di casi sommersi probabilmente elevato proprio perché le aggressioni avvengono in Internet – e perché si tratta di un argomento spesso associato alla vergogna.
Si parla di cybergrooming quando un adulto cerca miratamente il contatto con bambini e giovani allo scopo di perpetrare molestie sessuali. I social media, i servizi di messaggistica istantanea e i giochi online permettono di nascondersi dietro identità fasulle. Gli adescatori costruiscono sistematicamente rapporti di dipendenza affettiva puntando sugli interessi delle vittime, mostrandosi comprensivi verso i problemi e i pensieri delle giovani vittime e creando vicinanza emotiva. Una volta conquistata la fiducia, iniziano a trasgredire gradualmente i limiti fino ad arrivare all’aggressione.
Gli adescatori sfruttano consapevolmente sentimenti quali l’essere innamorato o la paura della perdita. Caderne vittima non ha niente a che fare con l’ingenuità o l’imprudenza
Ilka Mathis, Kokon