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Come gli insegnanti si preparano all’educazione digitale nel quotidiano

| Bettina Bichsel

La digitalizzazione ha rivoluzionato tutti gli ambiti della nostra vita, incluso quello scolastico. La questione di come i media digitali possano essere utilizzati in modo appropriato nell’educazione quotidiana è tuttora di grande interesse.

Uno dei principali compiti della scuola è preparare i bambini e i giovani alla partecipazione sociale. In un mondo digitalizzato, questo significa anche insegnare loro come utilizzare i media digitali in modo responsabile e competente. Fin qui, tutto bene. Ma che cosa significa in concreto? Cosa dovrebbero imparare esattamente gli adolescenti e in che modo? Cosa significa disporre di contesti pedagogico-didattici appropriati? Di cosa occorre tenere particolarmente conto e quali sono i possibili rischi?

La preoccupazione principale è il tempo trascorso davanti agli schermi.

Timon Rimensberger, scuola pedagogica di Friburgo

Novità nella Svizzera romanda

Nel piano di studio della Svizzera romanda (plan d’études romand, PER), il modulo «media e informatica» è stato rivisto. Spetta ora ai Cantoni garantirne l’attuazione. Nel Cantone di Friburgo, ad esempio, le novità saranno introdotte progressivamente con l’inizio dell’anno scolastico 2023/2024. Mentre dalla scuola dell’infanzia fino alla quarta elementare compresa si tratta essenzialmente di integrare i temi nelle altre materie in modo pedagogico, in futuro, dalla quinta elementare fino al secondo anno di scuola media compreso, l’educazione digitale verrà inserita tra le materie obbligatorie. Attualmente i temi inerenti all’educazione ai media sono integrati nel PER come parte della formazione generale. Non vi è però ancora una materia specifica, il che significa che l’insegnante deve sempre ponderare se, quando e come l’educazione ai media debba essere trattata in classe.

Per gli insegnanti, la nuova regolamentazione solleva diverse questioni, non soltanto riguardo alle conoscenze professionali e tecniche, ma anche in merito all’atteggiamento da assumere nei confronti dei media digitali e del loro utilizzo in classe nonché alle incertezze e alle paure per i rischi legati ai media.

Sostegno per gli insegnanti

Per sostenere le scuole e gli insegnanti in questo processo e prepararli ai loro nuovi compiti, l’Alta scuola pedagogica di Friburgo ha lanciato un’offerta di formazione continua. Il CAS in educazione digitale si rivolge alle persone che nelle scuole assumono un ruolo di formazione o di mentoring nel modulo «media e informatica» in vista dell’adeguamento dei programmi di studio. Queste persone si occuperanno della formazione dei singoli insegnanti, creeranno le condizioni necessarie per un’adeguata educazione ai media digitali e forniranno idee per una concreta attuazione a livello pedagogico-didattico.

La formazione continua comprende cinque aspetti o moduli: l'educazione ai media e la didattica mediale; l'informatica e la didattica informatica; l’insegnamento, l’apprendimento e la valutazione con la tecnologia digitale; la funzione di formatore di adulti; il ruolo di persona di riferimento.

Una prima fase di attuazione è stata dedicata agli insegnanti delle scuole elementari. Secondo Timon Rimensberger, che ha sviluppato il CAS, per iniziare bisogna fornire una base di conoscenze: che cos’è l’informatica? Come funzionano i media e che cosa comportano? Come si diffondono le fake news? E in che misura la nostra identità digitale si distingue da quella analogica?

Per tutti questi aspetti anche l’esperienza personale occupa un ruolo importante. In un lavoro, ad esempio, i partecipanti hanno esaminato quali tracce lasciano in rete, quale immagine ne deriva e come nascono i flussi di dati. Un altro compito consisteva nello sviluppare una propria idea di attuazione della gamification con un approccio pedagogico (escape game o simili).

Inoltre, il corso includeva l’elaborazione di formazioni continue e la relativa gestione progettuale, ma anche aspetti giuridici come la sicurezza dei dati nel contesto scolastico e la procedura da seguire in caso di utilizzo abusivo dei media (p. es. ciberbullismo).

Alla base vi è sempre la riflessione pedagogica su cosa si vuole fare esattamente.

Timon Rimensberger

Combattere i pregiudizi

Timon Rimensberger è consapevole che per il futuro impiego dei formatori si tratterà in particolare anche di persuadere i diretti interessati a superare paure, incertezze e pregiudizi. Ci vuole tempo per affrontare gli aspetti dell’educazione digitale e acquisire la fiducia necessaria per decidere quali attività di apprendimento sono adatte all’utilizzo dei media digitali per acquisire nuove e utili competenze. Solo in seguito è possibile scegliere uno strumento che porti sulle funzioni desiderate.

Infine non bisogna dimenticare le riserve espresse da alcuni genitori. La preoccupazione principale è il tempo trascorso davanti agli schermi: visto che i media sono già abbastanza utilizzati nell’ambito privato, non vedono di buon occhio un ulteriore aumento del tempo dedicato a tali dispositivi a scuola. In questo contesto è importante mostrare che a scuola non si tratta di consumare contenuti mediali, bensì di utilizzare i media in modo responsabile, considerandoli uno strumento di apprendimento.

Nuovi ruoli, vecchie riflessioni

Visto che alcuni alunni conoscono le nuove tecnologie meglio degli insegnanti, è possibile che i ruoli e le impostazioni cambino. Gli insegnanti non dovranno più principalmente trasmettere conoscenze, ma piuttosto accompagnare gli alunni nel processo di apprendimento (coaching e mentoring). Inoltre, trattare il tema dei media digitali in classe non significa automaticamente insegnare con i dispositivi digitali. Quando un bambino gioca con un robot che riceve istruzioni da un altro bambino, impara in modo ludico come funziona un semplice algoritmo.

Riguardo all’insegnamento con i media digitali bisogna riflettere attentamente su quando, perché e come utilizzare i media. Timon Rimensberger spiega che alla base vi è sempre la riflessione pedagogica su cosa si vuole fare esattamente. Soltanto così si può poi decidere se ricorrere ai media digitali o insegnare con strumenti analogici. Il semplice fatto di risparmiare tempo non è sempre un elemento determinante. Ma non è nemmeno necessario avere ogni volta un chiaro valore aggiunto in termini pedagogici. Del resto, neanche il materiale didattico analogico o la lavagna sono in grado di garantirne sempre uno, poiché la qualità della lezione è strettamente legata alle competenze didattiche dell’insegnante.

Sarebbero utili studi qualitativi sulle buone pratiche

È difficile valutare in che misura la quotidianità scolastica continuerà a cambiare in seguito all’ulteriore digitalizzazione e tecnologizzazione. Al centro delle preoccupazioni non vi è il fatto di reagire il più rapidamente possibile ai nuovi sviluppi, ma la riflessione su come poter attuare al meglio il mandato formativo. I fattori sociali, pedagogici, istituzionali e, non da ultimo, quelli economici influenzano la riflessione e il processo decisionale.

Secondo Timon Rimensberger, sarebbe utile inoltre disporre di più informazioni scientifiche qualitative sulle esperienze finora maturate con il lavoro di educazione digitale, soprattutto da parte delle scuole che stanno ottenendo buoni risultati. La sua conclusione è che al momento ci sono ancora più domande che risposte e che le risposte disponibili sono spesso di natura quantitativa e non spiegano perché in certi casi i risultati siano positivi e in altri controproducenti.

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Troverete ulteriori informazioni e approfondimenti sull’argomento nella nostra rubrica «Insegnanti & scuola».

Bettina Bichsel è giornalista e redattrice. Tra le sue varie attività, scrive anche per il blog di Giovani e media.