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Estremismo & odio in rete

In Internet i giovani sono sempre più spesso confrontati con forme di violenza digitale, contenuti e discorsi radicali. Possono cadere vittime di propaganda, attacchi personali o ingiurie, ma anche condividere senza riflettere contenuti problematici di terzi – inconsapevoli del discorso antidemocratico che essi celano – o persino commettere loro stessi aggressioni e diffondere discorsi d’odio. Tutto ciò può sfociare in atti di violenza concreti nel mondo reale. I giovani hanno bisogno di punti di riferimento per capire dove sono i limiti della diffamazione e della discriminazione e sviluppare così un atteggiamento di ferma opposizione all’odio e all’estremismo. I genitori possono aiutarli a riflettere sulla propria posizione nei confronti di religione, discriminazione e democrazia, a sviluppare una cultura costruttiva del dibattito e ad analizzare criticamente i contenuti.

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10%
dei bambini e giovani tra i 9 e i 16 anni hanno già visto in rete messaggi d’odio diretti contro individui o gruppi di persone (studio EU Kids Online 2013)
93
persone con possibili finalità jihadiste sono partite dalla Svizzera per raggiungere zone di conflitto (SIC, agosto 2018)
51 %
dei giovani tra i 14-24 anni in Germania ha già segnalato commenti di odio agli operatori dei social network (Studio Vodafone Foundation, 2018)
  
  
  

Buono a sapersi

  

Estremismo e radicalizzazione in Internet

I media sociali, i blog e le aree commenti offrono innumerevoli piattaforme per esprimere opinioni, discutere in pubblico e fare propaganda. Questi canali vengono sempre più spesso utilizzati per esprimere opinioni discriminatorie o estremiste, incitare all’odio o reclutare membri per gruppi radicali. Le espressioni «discorsi d’odio» (hate speech), «shitstorm» e «radicalizzazione in rete» sono ormai d’uso corrente nella nostra moderna società della comunicazione.

  

Cos’è l’estremismo?

L’estremismo è la disponibilità a modificare radicalmente l’ordinamento esistente, se necessario anche ricorrendo alla violenza, al fine di mettere in pratica ideologie politiche e/o religiose che rivendicano per sé il monopolio assoluto della «vera interpretazione» (Kemmesies 2006, pag. 11). Può trattarsi anche di una posizione estrema in riferimento a identità, cultura o società. L’estremismo violento comprende il terrorismo e tutte le altre forme di violenza e discriminazione fanatiche a sfondo ideologico.

  
  

Quali forme di estremismo esistono e come si riconoscono?

L’estremismo in rete assume varie forme: affermazioni xenofobe, razziste, islamofobiche o antisemite, minacce di violenza, propaganda di estrema destra o estrema sinistra, sessismo o forme estreme di ciberbullismo. L’odio è fomentato in modo mirato da organizzazioni estremiste che spesso nascondono il loro intento discriminatorio dietro la facciata della satira, dello humor o dell’informazione politica.

I discorsi estremisti sono diametralmente opposti ai principi democratici della nostra società (p. es. le libertà fondamentali e i diritti dell’uomo). L’ideologia di queste organizzazioni è caratterizzata dal senso di superiorità, dal risentimento verso determinati gruppi di persone, dall’autoritarismo e dal rifiuto della democrazia. Si può fare una distinzione tra gli estremisti «cognitivi», che hanno valori e aspirazioni contrari a quelli della società ma non vietati in quanto tali, e gli estremisti «violenti», che incitano alla violenza o la giustificano e sono punibili secondo la legge.

  
 
 

Estremismo jihadista

L’estremismo a sfondo jihadista è una corrente fondamentalista dell’islamismo, che persegue la fondazione e l’espansione dello Stato islamico (IS) mediante la violenza. Esso considera miscredenti da perseguitare tutti i musulmani che non si uniscono all’IS e chiunque lo combatta. Oltre al sistema di riferimento religioso, si tratta di un movimento politico che intende combattere la presunta repressione dei musulmani a livello mondiale mediante la diffusione di teorie del complotto. Numerosi giovani occidentali cedono alle lusinghe dell’IS o di altri gruppi jihadisti (p. es. al-Qaida) e si uniscono a essi.

 
 

Estremismo di sinistra

Gli estremisti di sinistra sostengono idee rivoluzionarie marxiste o anarchiche e lottano per l’instaurazione di un sistema comunista o di una società anarchica. Incitano alla resistenza contro strutture e istituzioni statali quali lo Stato di diritto, la polizia o la democrazia parlamentare. I gruppi violenti strumentalizzano spesso e volentieri le proteste sociali per i propri fini e sono noti per le loro azioni di sabotaggio contri i simboli del capitalismo (banche, negozi ecc.).

 
 

Estremismo di destra

Lo scopo della propaganda di estrema destra è spesso quello di instillare la paura del «diverso». Le persone di un altro Paese, colore o fede religiosa nonché gli omosessuali e i disabili sono particolarmente esposti all’ostilità degli estremisti di destra e ad attacchi verbali e fisici di stampo razzista. I segni di riconoscimento di questa corrente estremista sono il patriottismo estremo, l’uso di simboli quali il numero 88 o la croce uncinata e formule di saluto quali «Heil Hitler» o «Sieg Heil», ecc.

L’estremismo di destra è spesso ben dissimulato e si presenta in forme appetibili per i giovani, per esempio attraverso video o canzoni ma anche siti d’informazione su temi sociali o iniziative civiche locali. Sui siti belltower.news (in tedesco) oppure debunkersdehoax.org (in francese) sono riportati alcuni esempi.

 
 

Discriminazione razziale

Si parla di discriminazione razziale quando una persona viene trattata ingiustamente, insultata, umiliata o minacciata a causa della sua origine, razza, lingua o religione. Attualmente si registra un netto aumento delle ingiurie contro i rifugiati, perlopiù associate a pregiudizi razziali (e spesso sessisti o antimusulmani). Chi istiga all’odio fa spesso ricorso a informazioni false (p. es. «i rifugiati sfruttano i nostri sistemi di sicurezza sociale») o proietta sui profughi problemi che interessano l’intera società, quali la criminalità, la penuria di alloggi o il sessismo. L’odio è fomentato con un preciso intento strategico dagli estremisti e dai populisti di destra, ma viene poi diffuso su larga scala durante i "discorsi da bar". Talvolta vengono anche divulgate notizie false (hoax), ad esempio voci su presunti reati, al fine di diffondere l’odio contro i richiedenti l’asilo (fonte: Amadeu Antonio Stiftung, Hetze gegen Flüchtlinge in Sozialen Medien, 2016).

 
 

Razzismo antimusulmano (islamofobia)

Nel razzismo antimusulmano rientrano le forme di ostilità o reticenza nei confronti di persone che si definiscono musulmane o che sono percepite come tali. In questa forma di razzismo possono anche intrecciarsi elementi di rifiuto nei confronti di persone originarie di Paesi islamici o con una concezione patriarcale della società (v. www.ekr.admin.ch/temi/i126.html).

 
 

Antisemitismo

Il termine «antisemitismo», coniato nel 1879 da Wilhelm Marr, indica un’ostilità nei confronti degli ebrei definiti e percepiti come una «razza» unitaria. Nuove forme di antisemitismo attecchite di recente fanno riferimento alla memoria della shoah (antisemitismo secondario) e all’atteggiamento nei confronti dello Stato di Israele (antisionismo). Elementi caratteristici dell’antisemitismo sono la credenza di una «cospirazione mondiale ebraica» e la riduzione degli ebrei a capro espiatorio di tutti i mali sociali, politici ed economici. Un antisemitismo latente è tradizionalmente presente anche in alcune fasce della popolazione svizzera (fonte: Commissione federale contro il razzismo).

 
 

Sessismo ed eterosessismo

Il sessismo designa la discriminazione di una persona a causa del suo sesso. Di regola sono le donne a esserne vittime. Una sua forma particolare è l’eterosessismo, ossia la discriminazione di omosessuali, bisessuali, transgender, intersessuali e androgini o la violenza fisica nei loro confronti.

 
 

Discorsi d’odio

I discorsi d’odio (hate speech) sono forme d’espressione che propagano, fomentano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo ecc. e sono dirette contro persone o gruppi. Anche il ciberbullismo può essere una forma di discorso d’odio. ((interner Link zur Rubrik Cybermobbing)) Le persone o i gruppi vittime di tali discorsi vengono offesi, emarginati o discriminati. Nei casi estremi l’intenzione può addirittura essere quella di scatenare la violenza contro le vittime. Spesso i discorsi d’odio compaiono nei commenti postati su Facebook, Instagram, Twitter, blog e siti web in generale.

 
 

Tifo radicale

Gli hooligan sono nella maggior parte dei casi giovani uomini, il cui scopo è venire alle mani con membri di gruppi avversari (altri hooligan o gruppi violenti) o con le forze di sicurezza, nell’ambito di una partita di calcio. L’obiettivo è di procurarsi un cosiddetto action seeking, ovvero una scarica di adrenalina. Il loro "codice d’onore" vieta di attaccare spettatori e tifosi "normali" (Wagner 2002). Dal calcio, queste forme di gruppi di ultrà (che si distinguono tra l’altro in funzione delle convinzioni politiche e del grado di accettazione della violenza) si stanno diffondendo anche ad altre discipline sportive (v. pubblicazione “Radikalisierung & Extremismus” di sicher!gsund!, 2017).

  

Attenzione

La libertà di espressione non è senza limiti: gli attacchi contro la dignità umana o l’incitamento alla violenza sono punibili.

  
  

Radicalizzazione: la via verso l’estremismo

La radicalizzazione è un processo durante il quale una persona assume posizioni politiche, sociali o religiose sempre più estreme, fino a compiere anche atti di violenza estremi, per raggiungere i propri obiettivi (v. The Nordic Safe Cities Guide). Può andare nelle direzioni più disparate: dall’estremismo politico (estremisti di destra e di sinistra) o religioso (sette, gruppi jihadisti) all’hooliganismo.

Si constata che i meccanismi a monte della radicalizzazione non dipendono in alcun modo dall’orientamento ideologico. Si tratta di un processo attivo differente dal semplice coinvolgimento, in cui s’intersecano diversi fattori individuali e non è dunque possibile delineare un profilo tipico.

Nell’ambito della ricerca sulla radicalizzazione non vi è unanimità sulle origini dell’estremismo (violento). La maggior parte dei modelli e delle teorie individuano però i tre elementi seguenti:

  1. un senso personale di malessere, insoddisfazione e conflitto (p. es. conflitto d’identità), un’esperienza di emarginazione oppure tensioni politiche;
  2. l’adesione a un’ideologia estremista;
  3. il coinvolgimento in dinamiche sociali e di gruppo caratterizzate da lealtà verso gli altri membri e pressione dei pari.

Gli studiosi non concordano però riguardo all’importanza, alla combinazione e alla sequenza di questi elementi. inoltre, vi sono probabilmente anche altri fattori d’influenza.

  
  

La dinamica dell’istigazione all’odio in rete

In Internet, le idee estremiste si diffondono molto più rapidamente che nel mondo reale e l’inibizione a sostenerle è più debole. Uno dei motivi è che in rete ci si può esprimere pubblicamente senza dover svelare la propria identità oppure creandone facilmente una fasulla. Un’altra spiegazione è che in rete si può instaurare più rapidamente quel senso di appartenenza al gruppo o alla comunità che può accelerare il processo di radicalizzazione.

Un esempio di come funziona l’istigazione all’odio in rete è dato dai talent show e dai relativi siti di ammiratori dei partecipanti, sui quali regolarmente si radunano comunità di giovani hater. Andreas Zick, studioso di conflitti tedesco, ritiene che il bisogno di distinguersi in quanto gruppo e di provare emozioni che creano un legame faccia parte del processo di ricerca dell’identità dei giovani. Secondo lui i discorsi d’odio sono un’espressione di questo bisogno e anche la radicalizzazione è dettata dall’intenso processo emozionale in corso. Per Zick i discorsi d’odio hanno vari motivi:

  • desiderio di appartenenza;
  • influenza, potere e controllo;
  • desiderio di capire il mondo (attraverso spiegazioni semplici);
  • aumento dell’autostima;
  • fiducia / sfiducia;
  • emarginazione / presa di distanze.
  
 
 

Quanto è diffuso l’estremismo in rete?

Negli ultimi anni in Internet si è assistito a una crescente proliferazione di discorsi d’odio, attività estremiste violente di ogni sorta e campagne politiche denigratorie. Proprio i media sociali vengono utilizzati in modo mirato dai gruppi estremisti come strumento di propaganda per reclutare nuovi membri, radicalizzarli e mobilitarli.

Molti minorenni in Svizzera vengono a contatto con discorsi estremisti e d’odio in rete. Secondo i risultati più recenti sulla Svizzera, nel 2013 il 10 per cento dei bambini e dei giovani di età compresa tra i 9 e i 16 anni indicava di aver già visto in rete messaggi d’odio diretti contro individui o gruppi di persone (studio EU Kids Online 2013).

La punta dell’iceberg

Solo una piccola parte dei casi di estremismo viene registrata nel quadro di consulenze o denunce e non esiste una statistica per tutte le sue forme. Per quanto concerne la discriminazione razziale, la statistica sulle consulenze alle vittime di reati in Svizzera rileva quale motivo più frequente il razzismo nei confronti dei neri. Si registra un aumento dei casi di islamofobia, il secondo motivo di discriminazione più frequente. La maggior parte degli episodi di discriminazione avviene sul piano della comunicazione verbale e non verbale; le forme più frequenti sono le ingiurie, le calunnie e le false accuse (Discriminazione razziale in Svizzera. Rapporto del Servizio per la lotta al razzismo 2014).

 
 

Perché e come parlarne con i propri figli

Gli atti di violenza incutono paura, in particolare se collegati a radicalizzazione ed estremismo violento. I titoli dei giornali, dei notiziari online e in televisione catapultano nella vita quotidiana l’orrore degli attentati terroristici, a prescindere da dove siano avvenuti i fatti. I genitori (o le persone con compiti educativi) si chiedono allora se debbano parlarne con i propri figli e si trovano di fronte a un dilemma: da un lato desiderano trasmettere loro un senso di sicurezza ed evitare di spaventarli con il tema del terrorismo; dall’altro, però, occorre spiegare loro perché nella nostra società avvengano tali atti di violenza e accompagnarli nell’esame della questione. Il consultorio svizzero sulle questioni dell’estremismo e della violenza (Beratungs- und Anlaufstelle für Extremismus und Gewaltfragen Schweiz, BEGS) ha esposto in una guida come e a partire da che età o grado di sviluppo si può trattare il tema con i propri figli (in tedesco).

 
 

Quali sono le leggi applicabili?

La libertà di espressione non è senza limiti: gli attacchi contro la dignità umana o l’incitamento alla violenza sono punibili. Il diritto svizzero contempla varie norme giuridiche che tutelano le persone dalla discriminazione razziale, dagli appelli alla violenza, dai discorsi d’odio o dal ciberbullismo. Quali basi giuridiche vanno menzionate: la Costituzione federale, le norme penali in materia di discriminazione razziale, ingiuria, calunnia, diffamazione o minaccia e le norme del Codice civile sulla protezione della personalità. Per maggiori informazioni sui contenuti e sugli atti penalmente rilevanti in rete si rinvia alla nostra rubrica «Reati perseguibili» ((interner Link)).

Anche a livello cantonale e comunale vi sono norme giuridiche che proteggono le persone dalla discriminazione razziale. Infine, la Svizzera ha ratificato diverse convenzioni internazionali che vietano la discriminazione razziale.

Ulteriori informazioni:

  

Attenzione

Proprio i media sociali vengono utilizzati in modo mirato dai gruppi estremisti come strumento di propaganda per reclutare nuovi membri, radicalizzarli e mobilitarli.

  
  

A cosa dovrebbe prestare attenzione mio figlio?

  
 
 

Come possono proteggersi i giovani dall’istigazione all’odio e dalla propaganda estremista in rete?

  • Non condividere senza riflettere opinioni estremiste in rete.
  • Informarsi sui contenuti e sugli atti vietati.
  • Evitare commenti aggressivi o offensivi in rete.
  • Informarsi sui promotori di azioni propagandistiche, prima di sostenerle.
  • Non rendere pubblici dati privati o indirizzi in rete.
  • Impostare i profili dei media sociali in modo tale che le immagini sulle quali si è stati taggati possano essere pubblicate soltanto con il proprio consenso.
 
 

Come bisogna agire se si è vittime o testimoni di atti ostili o discriminatori?

  • Chiedere consiglio ai genitori, a un docente o a un servizio di consulenza (indirizzi alla fine di questa pagina)
  • Bloccare gli aggressori sui media sociali.
  • Notificare l’accaduto al gestore della piattaforma mediante l’apposito pulsante (figurante in ogni post). Le notifiche sono sempre trattate in modo confidenziale. Se la richiesta di cancellare un contenuto notificato è rifiutata, si può dare una valutazione negativa al trattamento del reclamo e inviare un commento affinché il caso venga riesaminato. Informazioni: www.facebook.com/help
  • Non giustificare i propri post durante una discussione in Internet
  • Sporgere denuncia presso la polizia cantonale. È tuttavia consigliabile rivolgersi dapprima a un servizio di consulenza per chiedere se sia opportuno sporgere denuncia. Attenzione: la denuncia va sporta entro tre mesi dall’accaduto.
  • Conservare tutti i mezzi di prova: screenshot con indicazione di data, ora e URL, conversazioni fatte nelle chat e immagini.
  • In molti casi le offese non hanno nulla a che vedere con la propria persona e non bisogna dunque prenderle troppo sul serio.
 
 

Chiedere aiuto immediato in caso di bisogno

Confidarsi con qualcuno quando si è confrontati a molestie, commenti di odio, contenuti che disturbano o a carattere estremista o violento.

 
 

Essere consapevoli delle conseguenze legali

  • Non diffondere in rete rappresentazioni di violenza. La rappresentazione di atti di cruda violenza è vietata contro esseri umani o animali (art. 135 CP). Chiunque condivida video o immagini con atti di cruda violenza in rete è perseguibile penalmente.
  • Lo stesso vale per contenuti discriminatori o razzisti, minacce e insulti.
  
  
  

Cosa possono fare i genitori?

  

I genitori come possono prevenire l’estremismo in rete?

La cultura mediale ha un legame con la cultura reale. Le sfide che si pongono concernono pertanto l’intera società e vanno affrontate a vari livelli. L’obiettivo principale è quello di promuovere una cultura quotidiana democratica in famiglia, a scuola e nello spazio sociale. I genitori possono fornire un importante contributo in tal senso. I bambini e i giovani devono imparare dove finiscono lo scherzo, la satira e l’ironia e dove iniziano l’offesa, la minaccia e il disprezzo dell’essere umano.

  
 
 

Abbattere i pregiudizi

Abbattere i pregiudizi e adottare atteggiamenti positivi nei confronti di altri gruppi, quali le minoranze etniche, i disabili o gli anziani, hanno un effetto preventivo. Particolarmente indicata è la promozione di contatti sociali con altri gruppi, dell’empatia e della capacità di comprendere la prospettiva altrui (rapporto Averdijk/Eisner, Per una prevenzione efficace della violenza – Uno sguardo sulle conoscenze a livello internazionale). In questo contesto, i giochi di ruolo sono particolarmente efficaci.

 
 

Sviluppare un approccio critico ai contenuti mediali

I giovani devono imparare che dietro canali video divertenti o campagne virali possono celarsi intenti propagandistici e tentativi di reclutamento di gruppi radicali. Devono quindi essere in grado di riconoscere strategie di propaganda, fake news e shitstorm. Anche in questo caso occorrono occasioni di confronto critico e creativo e possibilità di fare esperienze.

 
 

Comunicare in modo non violento

I bambini e i giovani devono imparare a comunicare in modo distensivo e a valutare correttamente le aggressioni. Si tratta di riuscire a canalizzare la rabbia, che fa parte del normale processo di crescita, e di apprendere a esprimere le proprie opinioni attraverso altri canali, rispetto alla pubblicazione di offese sulle reti online.

 
 

Dimostrare coraggio civile

I giovani vanno incoraggiati a dimostrare coraggio civile attraverso i contro discorsi o dei discorsi alternativi (counter narratives and alternative narratives), che in certi casi possono essere un modo per rispondere all’estremismo in rete. Per modificare in maniera duratura pregiudizi e opinioni unilaterali è infatti particolarmente efficace portare nel dibattito online argomenti contrari fondati (debunking) e a favore dei diritti umani. Dialoghi e dibattiti pubblici costruttivi possono costituire un contrappeso al razzismo e all’istigazione all’odio e influenzare positivamente, facendo cambiare opinione, in particolare i lettori neutrali. Tuttavia è un metodo da utilizzare con prudenza, perché richiede una buona conoscenza del soggetto della discussione. I dibattiti possono aver luogo anche fuori dalla rete, per esempio a scuola, in un’organizzazione giovanile o in ambito privato. à Progetti pilota contro-narrative e narrative alternative

 
 

Parlare con i figli di attentati terroristici

È importante che discutiate con i vostri figli di estremismo violento, violenza e terrorismo, se pongono domande o se avete l’impressione che abbiano l’esigenza di parlarne. Non si tratta di spiegare l’inspiegabile, bensì di dare loro la possibilità di esprimere quello che sentono e di ricevere risposte. A tale proposito prestate attenzione ai punti seguenti.

  • Non obbligate i vostri figli a parlarne, se non sono ancora pronti.
  • Siate chiari.
  • Teneteli lontani da immagini o video con rappresentazioni di violenza.
  • Lasciate spiegare ai vostri figli cosa hanno capito di quanto avvenuto e cosa provano.
  • Tranquillizzateli e trasmettete loro sicurezza. Ricordate ai vostri figli che sono protetti e siate presenti.
  • Cercate di utilizzare un registro adeguato al loro grado di sviluppo e alla loro personalità.
  • Condividete i vostri sentimenti riguardo all’accaduto rimanendo calmi e tranquilli per non fare loro paura.
  • Rispondete alle domande dei vostri figli.
 
 

Riconoscere tempestivamente la radicalizzazione

Per contrastare per tempo gli sviluppi negativi, occorre riconoscere rapidamente i processi di radicalizzazione, un compito non sempre facile dall’esterno. In alcuni casi, infatti, questi processi si svolgono addirittura in modo celato. Inoltre, non esiste un profilo tipico di persona o gruppo radicalizzati.

Infine non vi sono indicatori che segnalino in modo inequivocabile una situazione di radicalizzazione, la quale emerge piuttosto da una combinazione di diversi aspetti. La radicalizzazione si manifesta in modo diverso in ogni giovane e bisogna sempre tenere conto della storia e della situazione personali.

I giovani suscettibili di essere influenzati dalle ideologie jihadiste presentano ad esempio i comportamenti seguenti:

  • provocano con affermazioni apparentemente coraggiose (p. es. che andranno in guerra anche loro);
  • minacciano di violenza o compiono altri delitti;
  • relativizzano la situazione con affermazioni tipo: «è solo un gioco, è solo per divertimento»;
  • cambiano improvvisamente atteggiamento diventando distaccati e aggressivi contro chi la pensa diversamente. 

(Fonte: sicher!gsund! 2017)

 
 

Essere attenti e cercare aiuto

Fate attenzione al benché minimo segnale di paura o di turbamento emotivo nei vostri figli (p. es. irrequietezza, aggressività, isolamento, apatia, mal di testa, mancanza di appetito, nausea, incubi, insonnia, rifiuto di andare a letto). Se necessario, cercate l’aiuto di professionisti (fonte: guida BEGS).

 
 

Reagire correttamente se i propri figli si sono radicalizzati

  • Non cercate di discutere con loro sul piano della religione e del credo, poiché ciò richiede conoscenze specialistiche.
  • Mantenete vivi la relazione e il rapporto personali.
  • Provate a rimanere in contatto con loro.
  • Prendete una posizione chiara: «La violenza non è un mezzo per risolvere i conflitti e nulla la legittima».
  • Non esprimete biasimo o aggressività, ma rimanete rispettosi e agite in modo coerente.
  • Lo scopo di un dialogo dovrebbe essere di far riflettere i vostri figli sul loro comportamento e, se possibile, indurli a cambiare, per non mettere in pericolo loro stessi e gli altri, nonché di permettere loro uno sviluppo positivo, per esempio senza interruzioni nella formazione.
  • Se avete dei dubbi sulla gravità del problema o sulla pericolosità della situazione, è raccomandabile coinvolgere un servizio di consulenza o la polizia.

(Fonte: sicher! gsund! "Radikalisierung & Extremismus", 2017)

  
  
  

Ulteriori informazioni utili

 
 

Centri di contatto contro la radicalizzazione e il razzismo

 

Informazioni per i genitori

 Coraggio civile e competenze mediali critiche

 

Discorsi d’odio

 

Estremismo e radicalizzazione in Internet

 

Video di prevenzione

  • Progetto di un film con giovani studenti sul tema dell’estremismo in Internet di Klicksafe «Extrem im Netz» (in tedesco)
  • Video di prevenzione sul tema dell’estremismo (playlist creata da Giovani e media)