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Ciberbullismo & happy slapping – Umiliare e rovinare

I media sociali e i servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp sono particolarmente apprezzati dai giovani. Tuttavia, non vengono sempre utilizzati con le migliori intenzioni: immagini imbarazzanti di compagni, video di risse nei cortili delle scuole, messaggi offensivi, assillanti o persino minacciosi non sono rari. E una volta in rete, questi contenuti si diffondono in un attimo. Il ciberbullismo e l’happy slapping sono fenomeni che vanno presi sul serio. Ciò che all’inizio vuol essere solo una «innocente» presa in giro può avere conseguenze molto gravi e persino essere punibile penalmente. Sovente, però, le vittime non trovano il coraggio di parlarne. È quindi importante sensibilizzare molto presto i bambini, prendere sul serio i segnali d’allerta e, se necessario, intervenire.

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20%
è la percentuale di giovani in Svizzera a cui è già successo che qualcuno volesse danneggiare la loro immagine in Internet (studio JAMES 2016).
30%
delle vittime di ciberbullismo soffre per l’atto subito ancora molto tempo dopo (Cyberlife II, 2017).
8%
di giovani in Svizzera ha già filmato una rissa simulata, il 5% una vera (studio JAMES 2016).
 
 
 

Buono a sapersi

 
 

Ciberbullismo - che cos’è?

Il ciberbullismo indica il mobbing nello spazio virtuale. Viene chiamato anche cybermobbing, bullismo online, mobbing in Internet o mobbing cibernetico. Viene messo in atto mediante l'uso dei media digitali e consiste nell'invio ripetuto e prolungato nel tempo di messaggi offensivi per molestare una persona, ad esempio tramite servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp, nei forum di discussione o su Facebook.

Gli autori, i «bulli» o il cosiddetto «branco», sono spesso persone che la vittima ha conosciuto a scuola, nel quartiere o in un'associazione. Offendono, minacciano o ricattano le loro vittime direttamente o facendo pressione psicologica su di loro; le diffamano, le mettono alla gogna e diffondono dicerie sul loro conto. Rispetto a quanto avviene nei casi di bullismo tradizionale, per il bullo virtuale è più facile mantenere l'anonimato. Rimane spesso in incognito e, non trovandosi fisicamente davanti alla vittima, ha meno inibizioni. Nel mondo virtuale si può attaccare senza rivelare il proprio nome, si può ferire senza dover temere una reazione.

La vittima può subire conseguenze molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, stati di ansia e depressione. In un sondaggio tedesco effettuato presso allievi e allieve vittime di bullismo, il 21 per cento di loro ha confessato di aver avuto pensieri suicidi dopo gli attacchi (Cyberlife II, 2017). Inoltre, le vittime non si sentono più al sicuro da nessuna parte, poiché le vessazioni non solo si diffondono rapidamente, ma le raggiungono via Internet persino tra le mura di casa. Infine, è difficile cancellare le offese pubblicate nello spazio virtuale, le quali possono essere rilette e riguardate ripetutamente. Per le vittime è dura dimenticare e superare le violenze subite e questo non fa che acuire la loro sofferenza.

 

Quanto è diffuso il ciberbullismo?

Il confine tra un comportamento scherzoso e uno percepito come offensivo non è così netto. Il ciberbullismo inizia laddove una persona si sente importunata, molestata e offesa. Raramente i giovani si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni nel momento in cui mettono in rete immagini offensive o le inviano agli amici; spesso lo fanno solo per scherzo. Tuttavia, può trattarsi anche di atti mirati a rovinare una persona.

Dallo studio JAMES 2016 emerge che a un quinto dei giovani svizzeri è già successo che qualcuno volesse danneggiare la loro immagine nelle chat o su Facebook. A circa uno su otto è già capitato che fossero diffusi in Internet contenuti offensivi o notizie false su di sé. Un terzo dei giovani ha dichiarato che foto o video erano stati messi in rete senza la loro approvazione. Tuttavia, per poter parlare di bullismo, questi eventi devono svolgersi ripetutamente.

Nell'ambito di uno studio tedesco il 13 per cento degli allievi ha indicato di aver già partecipato ad atti di ciberbullismo in quanto autori. La maggior parte di loro ha addotto quale motivo conflitti personali con la vittima. Sorprende il fatto che un autore su cinque dichiari di essere già stato a sua volta vittima di ciberbullismo (Cyberlife II 2017).

 

Il ciberbullismo è punibile penalmente?

Ciò che è vietato nella vita reale lo è anche nel mondo digitale. Né il ciberbullismo né il mobbing sono menzionati esplicitamente quale reato nel Codice penale. Tuttavia, le molestie, le minacce e le umiliazioni che costituiscono il ciberbullismo possono avere rilevanza penale. Gli autori sono quindi punibili penalmente se commettono i seguenti reati:

  • accesso indebito a un sistema per l'elaborazione di dati (art. 143bis);
  • abuso di un impianto per l'elaborazione di dati (art. 147);
  • danneggiamento di dati (art. 144bis);
  • sottrazione di dati personali (art. 179novies);
  • estorsione (art. 156);
  • diffamazione (art. 173); -
  • calunnia (art. 174);
  • ingiuria (art. 177);
  • minaccia (art. 180);
  • coazione (art. 181).
 
 
 

Happy slapping - che cos’è?

Il termine inglese (che tradotto letteralmente significa «schiaffeggio allegro») può sembrare innocuo, ma l'atto che lo contraddistingue non lo è affatto. L'happy slapping indica un tipo di comportamento violento che si è sviluppato con la diffusione dei cellulari con la videocamera: mentre una persona viene percossa o ferita, i complici filmano la scena e poi la pubblicano tramite il cellulare o Internet. Per le vittime, alla sofferenza fisica si aggiunge l'umiliazione di vedere la violenza subita diffusa in Internet e nella cerchia degli amici.

 

Quanto è diffuso l’happy slapping?

Nell'ambito dello studio svizzero JAMES 2016 è stato chiesto ai giovani se avessero mai filmato cose del genere. L'8 per cento ha ammesso di aver già filmato una rissa simulata, il 5 per cento una vera. L'umiliazione che gli autori infliggono alle loro vittime li fa sentire superiori. Essi utilizzano i video e la loro diffusione sulle reti sociali per vantarsi.

 

L’happy slapping è punibile penalmente?

Con l'happy slapping si possono commettere i seguenti reati, perseguibili in virtù del Codice penale:

  • lesioni personali (art. 122 e 123);
  • minaccia (art. 180);
  • coazione (art. 181);
  • produzione, possesso e trasmissione d'immagini o rappresentazioni che mostrano atti di cruda violenza (art. 135);
  • istigazione (art. 24) e complicità (art. 25);
  • omissione contraria a un obbligo di agire (art. 11).
 
 
 

A cosa dovrebbe prestare attenzione mio figlio?

Alcuni consigli da dare ai propri figli per proteggersi da ciberbullismo e happy slapping:

 
 

Badare alla sicurezza e alla sfera privata

  • Ricordarsi sempre che chiunque fornisca indicazioni personali o pubblichi immagini su reti sociali, blog o forum si rende un potenziale bersaglio.
  • Trattare i propri dati personali con cautela e in modo critico.
  • Conservare le password in un luogo sicuro e, soprattutto, non divulgarle.
  • Utilizzare impostazioni sicure per proteggere la sfera privata.
  • Non accettare richieste di amicizia da sconosciuti.
  • Mantenere sempre un comportamento rispettoso (netiquette).

Sicurezza & protezione dei dati

 

Reagire immediatamente

  • Evitare le provocazioni e non rispondere alle molestie o alle offese.
  • Bloccare/cancellare/segnalare: l'autore di molestie (ossia il suo profilo) può essere bloccato. Se sono stati pubblicati foto o video offensivi, se possibile cancellarli immediatamente o farli cancellare dal gestore della piattaforma.
  • Chiedere aiuto e coinvolgere una persona di fiducia, siano essi amici, genitori, insegnanti, assistenti sociali scolastici o altre persone vicine. Ci si può anche rivolgere al servizio di consulenza 147, disponibile 24 ore su 24, per telefono, chat, SMS o e-mail.
  • E, soprattutto, non rimproverarsi né sentirsi in colpa.
 

Conservare prove

  • Gli screenshot o le copie di messaggi offensivi, chat, foto e video sono importanti per poter provare quanto è successo esattamente.
  • Non farlo da soli: i genitori o un'altra persona di fiducia possono prestare aiuto.
 

Intervenire anche se non si è toccati direttamente

  • Fare attenzione: altre persone sono vittime di ciberbullismo o di happy slapping?
  • Non partecipare, ma non stare nemmeno fermi a guardare: chi non presta assistenza è punibile penalmente. In Svizzera, la responsabilità penale inizia al compimento dei dieci anni.
  • Chiedere aiuto per soccorrere le vittime.
 
 
 

Cosa possono fare i genitori?

 
 

Prestare attenzione e cogliere eventuali segnali

  • È particolarmente importante percepire i cambiamenti, in quanto le vittime, gli autori e gli spettatori di atti di ciberbullismo o happy slapping spesso non osano o non vogliono parlarne.
  • Possibili segnali: vostro figlio appare preoccupato o aggressivo? Si ritira in se stesso? Soffre maggiormente di disturbi di salute quali mal di testa, mal di pancia o problemi di sonno? Le sue prestazioni scolastiche segnano improvvisamente un calo? Non vuole più andare a scuola? Evita le gite, i viaggi e i soggiorni organizzati dalla scuola? Gli amici non si fanno più vivi?
  • Dimostratevi comprensivi: prendete sul serio vostro figlio e prestate attenzione a quanto vi racconta.
 

Informare e sensibilizzare

  • Parlate apertamente di tutto: cosa sa già vostro figlio su ciberbullismo e happy slapping? Svolgete ricerche sul tema con lui e discutete insieme della questione dei limiti: quando vengono superati? Come ci si deve comportare?
  • Instaurate un rapporto di fiducia: fategli capire che può rivolgersi a voi in qualsiasi momento.
  • Prendete misure preventive.
  • Cercate informazioni.
 

Nei casi gravi, intervenire immediatamente

  • Mantenete la calma: ascoltate attentamente e cercate di farvi un quadro generale.
  • Prestate aiuto per le misure immediate: badate a che l'autore delle vessazioni (ossia il suo profilo) venga subito bloccato. Conservate materiale che possa fungere da prova con screenshot o copie delle conversazioni effettuate e salvate immagini. Subito dopo, se possibile, cancellate o fate cancellare dal gestore della piattaforma tutti i contenuti in rete.
  • Contattate la scuola: se sono coinvolti compagni di scuola di vostro figlio, rivolgetevi al suo insegnante o alla direzione scolastica. Valutate insieme se sporgere denuncia alla polizia. Non parlate direttamente con gli autori o con i loro genitori.
  • Chiedete un aiuto esterno: si possono contattare i centri di consulenza cantonali per l'aiuto alle vittime o la Prevenzione svizzera della criminalità, che offre una prima consulenza → Ulteriori informazioni utili
 

Non fare rimproveri e non imporre divieti

  • Siate pazienti: le vittime hanno spesso bisogno di tempo per raccontare quello che è successo loro. Create un'atmosfera che trasmetta sicurezza a vostro figlio e spiegategli chiaramente che non ha nessuna colpa.
  • Non serve a niente vietare a vostro figlio di utilizzare il cellulare o di navigare in Internet. Aiutatelo piuttosto a usare i media digitali in modo consapevole.
 

E se il proprio figlio è l’autore di atti di ciberbullismo?

  • Parlatene insieme e fategli capire che il suo comportamento è offensivo e può persino essere punibile. Cercate anche di comprendere i motivi che l'hanno spinto ad agire così.
  • Sensibilizzatelo al tema e proponetegli di cambiare prospettiva: e se fosse lui la vittima? Esponetegli le conseguenze e discutete con lui su cosa si intende per comportamento rispettoso (nel mondo reale e in quello virtuale).
  • Affrontate le conseguenze e discutete insieme su come vostro figlio possa assumere la responsabilità dei propri atti. Come può scusarsi per il suo comportamento e riparare il danno commesso?
 

Attenzione

In caso di problemi, rompete il silenzio e parlatene con una persona di fiducia!

 
 

Ulteriori informazioni utili

 
 

Aiuti

 
 
 
 
 

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